bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

giovedì 18 luglio 2013

una stanza tutta per sè

C'era un libro accanto a me e, nell'aprirlo, mi rivolsi quasi per caso a Tennyson. Ed ecco Tennyson che cantava: 

"È caduta una splendida lacrima
dalla passiflora al cancello. 
Ella arriva, la mia colomba, il mio tesoro;
ella arriva, la mia vita, il mio destino; 
La rosa rossa grida, 'Si avvicina, si avvicina'.
E la rosa bianca piange, 'È in ritardo';
la speronella ascolta, 'La sento, la sento'; 
e il giglio sussurra, 'L'aspetto'." 

Era questo ciò che gli uomini mormoravano ai pranzi prima della guerra? E le donne? 

"Il mio cuore è come un uccello canoro
che ha fatto il nido su un ramo bagnato; 
il mio cuore è come un albero di mele
dai rami curvi per i frutti abbondanti;
il mio cuore è come una conchiglia arcobaleno
che voga in un mare calmo;
il mio cuore di tutti questi è il più felice
perché il mio amore è giunto da me." 

Era questo ciò che le donne mormoravano ai pranzi prima della guerra? 

Tennyson interroga e Christina Rossetti risponde.

questo è un piccolo estratto dal primo capitolo de Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf.
non c'è libro di questa autrice che io abbia letto che non mi abbia procurato una gran gioia e un grandissimo godimento nel leggerli.
Virginia Woolf ha il gran dono dell'intelligenza, della bella scrittura, del genio intellettuale e, per me sopra ogni altro, del fascino del mistero.
Gita al faro è stato per me un'esperienza, esperienza di altro, di un altrove, di una dimensione non umana, magica, ipnotica, inconscia, oltre la realtà. una lettura indimenticabile.
come descrive molto bene in questo saggio, encomiabile per chiarezza, scorrevolezza, bellezza, profondità e lucidità di vedute sull'indipendenza economica e intellettuale delle donne, la grande libertà che il sesso femminile ha potuto conquistare, grazie all'autonomia economica e alla conquista di spazi propri, è quella di una scrittura al femminile, una scrittura diversa e indipendente da quella maschile: autentica e, soprattutto, una senza risentimento.
la citazione critica su Jane Eyre di Charlotte Bronte ha un enorme peso di verità e di lucidità descrittiva:
Il libro si era aperto al capitolo dodici e il mio sguardo si fermò sulla frase: "Chiunque potrà biasimarmi, se crede". Perché biasimavano Charlotte Brontë? mi domandavo. E lessi di come Jane Eyre era solita salire sul tetto, mentre la signora Fairfax preparava le gelatine, per guardare, oltre i campi, il paesaggio lontano. E poi desiderava: (ed era per questo che la biasimavano) "allora desideravo un potere di visione capace di oltrepassare quei confini; capace di raggiungere il mondo indaffarato, le città, le regioni piene di vita di cui avevo sentito parlare ma che non avevo mai visto; allora desideravo più esperienza pratica di quanta ne possedessi; più rapporti con i miei simili, più conoscenza della varietà di caratteri di quanto fosse qui alla mia portata. Apprezzavo quanto c'era di buono nella signora Fairfax, e quanto c'era di buono in Adèle; ma credevo nell'esistenza di altri e più vivi generi di bontà, e quello in cui credevo, desideravo mirare.
Chi mi biasima? Molti, senza dubbio, e mi chiameranno scontenta. Non potevo farci niente: l'irrequietezza era nella mia natura; mi agitava fino al dolore a volte...
È inutile dire che gli esseri umani dovrebbero accontentarsi della tranquillità: hanno bisogno di azione; e la creeranno, se non riescono a trovarla. Milioni di essi sono condannati ad un destino più immobile del mio, e milioni si ribellano silenziosamente contro il loro fato. Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di vita che popolano la terra. Si suppone generalmente che le donne siano molto calme: ma le donne sentono proprio come sentono gli uomini; hanno bisogno di esercitare le loro capacità e di un campo per i loro sforzi, proprio come i loro fratelli; soffrono per una costrizione troppo rigida, un'immobilità troppo completa, precisamente come ne soffrirebbero gli uomini; ed è meschino da parte dei loro più privilegiati simili dire che esse dovrebbero limitarsi a preparare budini e a fare la calza, a suonare il piano e a ricamare borse. È insensibile condannarle, o deriderle, se cercano di fare di più o di imparare di più di quanto la tradizione abbia decretato necessario per il loro sesso. 
In quei momenti di solitudine, non di rado sentivo la risata di Grace Poole... "
Questa è una goffa interruzione, pensai. È sconcertante imbattersi all'improvvisoin Grace Poole. La continuità viene turbata. Si potrebbe affermare, continuai, lasciando il libro accanto a Orgoglio e pregiudizio, che la donna che scrisse quelle pagine aveva in sé più talento di Jane Austen; ma basta rileggerle facendo caso a quel sobbalzo, a quell'indignazione, per capire che ella non riuscirà mai ad esprimere interamente il suo talento. I suoi libri saranno deformati e contorti. 
Scriverà con rabbia, quando dovrebbe scrivere con pacatezza. Scriverà insensatamente, quando dovrebbe scrivere saggiamente. Scriverà di se stessa, quando dovrebbescrivere dei suoi personaggi. È in conflitto con il suo destino. Come avrebbe potuto non morire giovane, limitata e frustrata?
e tramite l'osservazione di questa collera che interrompe il flusso narrativo, che fa irrompere la donna Charlotte, la sua rabbia e risentimento per un isolamento infelice, nella struttura narrativa della scrittrice Charlotte disturbandone la creatività, l'acutissima Virginia aggiunge:

Ma c'erano molte più influenze della collera a far deviare la sua immaginazione, allontanandola dal suo percorso. L'ignoranza, per esempio. Il ritratto di Rochester è tracciato al buio. Sentiamo su di esso l'influenza della paura; così come sentiamo costantemente la causticità, conseguenza dell'oppressione, la sofferenza sotterranea che cova sotto la passione, il rancore che contrae quei libri, per quanto splendidi, con uno spasmo di dolore. 
E poiché un romanzo ha questa corrispondenza con la vita reale, i suoi valori sono, fino ad un certo punto, quelli della vita reale. Ma è ovvio che i valori delle donne differiscono molto spesso dai valori creati dall'altro sesso; è naturale che sia così. Tuttavia sono i valori maschili a prevalere. L'intera struttura del romanzo del primo Ottocento, quindi, veniva eretta, se l'autore era una donna, da una mente leggermente allontanata dal proprio percorso, e costretta ad alterare la sua chiara visione, in ossequio a un'autorità esteriore. Basta sfogliare quei vecchi romanzi dimenticati e prestare orecchio al tono di voce in cui sono scritti, per indovinare che l'autrice stava affrontando delle critiche; diceva questo per aggredire, o quell'altro per placare. Riconosceva di essere "soltanto una donna", o protestava di essere "brava quanto un uomo". Affrontò quelle critiche come dettava il suo temperamento, con docilità e reticenza, o con rabbia e veemenza. Non importa se in un modo o nell'altro; stava pensando a qualcos'altro che non era il romanzo. Il suo libro va in pezzi. C'era una spaccatura nel mezzo. E pensai a tutti quei romanzi scritti dalle donne, che ora si trovano sparsi, come piccole mele butterate in un orto, nei negozi di libri usati di Londra. Era quella spaccatura nel mezzo che li aveva fatti marcire. L'autrice aveva alterato i suoi valori per rispetto delle opinioni altrui. 
Ma quanto deve essere stato difficile per loro non voltarsi né a destra né a sinistra. Che genio, che integrità saranno occorsi di fronte a tutte quelle critiche, in quella società esclusivamente patriarcale, per poter affermare la realtà, così come le donne la vedevano, senza timore. Solo Jane Austen ci è riuscita; ed Emily Brontë. È un'altra piuma, forse la più bella, del loro cappello. Scrissero come scrivono le donne, non come scrivono gli uomini. Fra tutte le migliaia di donne che scrivevano allora romanzi, furono le sole ad ignorare completamente gli incessanti ammonimenti dell'eterno pedagogo: scrivi questo, pensa quello. Furono le sole a rimanere sorde a quella voce insistente, ora brontolante, ora condiscendente, ora tiranneggiante, ora accorata, ora scandalizzata, ora arrabbiata, ora confidenziale, quella voce che non riesce a lasciare in pace le donne, ma deve star loro dietro, come un'istitutrice troppo coscienziosa, scongiurandole, come Sir Egerton Brydges, di essere raffinate; ricorrendo persino, nella critica letteraria, alla critica del sesso; esortandole, se volessero essere brave e vincere, come suppongo, qualche trofeo luccicante, a mantenersi entro certi limiti che il signore in questione ritiene convenienti: "... le scrittrici di romanzi dovrebbero aspirare all'eccellenza soltanto riconoscendo coraggiosamente le limitazioni del loro sesso". Così la questione è ridotta al nocciolo, e quando vi dico, cogliendovi alquanto di sorpresa, che questa frase non fu scritta nell'agosto del 1828 ma nell'agosto del 1928, converrete, credo, che per quanto ora possa farci sorridere, rappresenta una diffusa tendenza di pensiero - non voglio rimestare in quelle vecchie pozzanghere; prendo solo ciò che il caso ha fatto galleggiare fino ai miei piedi - che un secolo fa era assai più vigorosa e assai più esplicita. Nel 1828 ci sarebbe voluta una ragazza molto risoluta per non curarsi di tutte quelle umiliazioni e rampogne e promesse di premi. Avrebbe dovuto essere una specie di sovvertitrice per poter dire a se stessa: Oh, ma non possono comprare anche la letteratura. La letteratura è aperta a tutti. Io non ti permetto, per quanto custode tu sia, di cacciarmi via dal prato. Chiudete a doppia mandata le vostre biblioteche, se volete; ma non c'è nessun cancello, nessun lucchetto, nessun catenaccio che potete mettere alla libertà della mia mente. 


dice bene la Woolf, indipendenza economica, spazio e tempo per sé e, soprattutto, autonomia di pensiero, di stile, di strumenti espressivi sono gli ingredienti fondamentali affinché un romanzo al femminile sia credibile, scevro da incursioni e rancori personali, libero di esprimere una vita propria, ricca e comunicativa. una scrittura diversa, differenziata, come lo è la natura delle donne da quella degli uomini

basta entrare in una qualunque stanza di una qualunque strada per essere colpiti da tutta quella forza estremamente complessa della femminilità. Come potrebbe essere altrimenti? Le donne sono state sedute dentro casa per così tanti milioni di anni, che ormai anche i muri sono pervasi della loro energia creativa, la quale, infatti, ha talmente ecceduto la capacità di mattoni e malta che deve necessariamente legarsi alle penne, ai pennelli, agli affari e alla politica. Questa forza creativa, tuttavia, differisce enormemente dalla forza creativa degli uomini. E dobbiamo dedurre che sarebbe un vero peccato se venisse ostacolata o sprecata, perché è stata conquistata con secoli e secoli della più drastica disciplina, e non c'è niente che la possa sostituire. Sarebbe un vero peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come gli uomini, o somigliassero agli uomini, perché se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varietà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo? Non dovrebbe l'educazione evidenziare e rafforzare le differenze, piuttosto che le somiglianze? Perché ci somigliamo già troppo...

come non darle ragione? esaltiamo la differenza tra i sessi, la diversità è la vera ricchezza di ogni uomo e di ogni donna, l'unica strada percorribile per la felicità, è la formula necessaria al dialogo, al confronto, alla creatività e alla bellezza di una vita propria, non mutuata dall'altro, non imitata, non presa a prestito, non simulata ma autentica. diversa e singolare.

Come posso incoraggiarvi ulteriormente ad affrontare la vita? Ragazze, vi direi, e per favore prestate attenzione perché la perorazione sta per cominciare, voi siete, secondo me, vergognosamente ignoranti. Non avete mai fatto una scoperta della minima importanza. Non avete mai fatto tremare un impero o condotto un esercito in battaglia. Non avete scritto le opere di Shakespeare, e non avete mai portato i doni della civiltà a una razza barbara. Qual è la vostra giustificazione? Potete anche dire, indicando le strade e le piazze e le foreste del globo brulicanti di abitanti neri e bianchi e nocciola, tutti affannosamente alle prese con il commercio e l'industria e l'amore, abbiamo avuto altro da fare per le mani. Se non fosse stato per opera nostra, su quei mari non ci sarebbero vele e quelle terre fertili sarebbero un deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all'età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che, secondo le statistiche, vivono oggi, e per questo, pur riconoscendo che alcune sono state aiutate, ci vuole tempo. C'è del vero in quello che dite, non lo nego. Ma allo stesso tempo posso ricordarvi che dal 1866 esistono in Inghilterra almeno due college universitari femminili; che dopo il 1880 la legge permetteva a una donna sposata di possedere i propri beni; e che nel 1919 (il che significa ben nove anni fa) le è stato concesso il voto? Posso anche ricordarvi che da circa dieci anni ormai vi sono state aperte quasi tutte le professioni? Quando rifletterete su questi immensi privilegi e sul lungo periodo in cui li avete goduti, e sul fatto che ci devono essere in questo momento forse duemila donne capaci di guadagnare più di cinquecento all'anno in un modo o nell'altro, converrete che la scusa di mancanza di opportunità, preparazione, incoraggiamento, tempo libero e denaro non tiene più. Per di più, gli economisti ci dicono che la signora Seton ha avuto troppi figli. Dovete naturalmente continuare ad avere figli, ma, così dicono, a due o a tre, non a dieci o dodici. Perciò, con un po' di tempo a disposizione e un po' di cultura libresca nella testa - dell'altra ne avete avuta abbastanza, e vi mandano all'università in parte, sospetto, per essere diseducate - dovreste sicuramente intraprendere un'altra fase della vostra lunghissima, faticosissima e assai oscura carriera. Mille penne sono pronte a suggerirvi cosa dovreste fare e quale effetto avrete.

penso al mistero che sottende la vita questa donna, e forse tutte le vite. penso alla vitalità della sua scrittura, alla ricchezza del suo pensiero, all'immenso talento, alla vita, alla passione, alla dedizione e al desiderio che si respirano in queste pagine. e penso alla sofferenza mentale, al suo suicidio, al dolore di tutta una vita trascorsa, nonostante tutto questo inestimabile tesoro, nella disperazione di non avere un buon motivo per vivere.

2 commenti:

corte sconta ha detto...

incantato e senza parole...ciao.

Rossa ha detto...

hai ragione, Virginia Woolf è un incanto. ciao