bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

lunedì 24 ottobre 2016

you


dici a me?
no, a me no.
sorry, non condivido l'entusiasmo.
il mondo delle blogger, della street fashion, dell'apparenza, della celebrità a basso costo, senza meriti e senza talento, è motivo, piuttosto, di grande preoccupazione.
Chiara Ferrragni non mi dice molto, e nemmeno le glorie di tutto l'esercito di blogger che spopolano sul web, tanto meno Sex and the City, ancora meno Bridget Jones, portate come icone rappresentative di una femminilità di successo mediatico, non pariamo poi di Tim Cook e le sue espressioni trionfali sulle meraviglie digitali che ci aspettano ma che guadagnano solo il mio sarcasmo. tutta roba presentata a una mostra al palazzo della Triennale di Milano. 'You - The digital fashion revolution'. 
è, o meglio era, un'esposizione che, con il patrocinio del Comune di Milano, gratuita e aperta al pubblico dal 7 al 13 ottobre, illustrava per la prima volta nella storia il cambiamento, così dicono, che i protagonisti del digitale, i web influencer, attuano nel mondo della comunicazione, della moda, del lusso, della fotografia.
il terrore mi assale ma di questa roba ne mastico le conseguenze tutti i giorni, quel che vendono questi blogger influencer è la più deleteria e pericolosa visone del mondo possibile, quella che affascina migliaia di giovani ovvero la possibilità di costruirsi a poco prezzo e a poca fatica un futuro di successo. la gloria. la risonanza mediatica, i soldi, il lusso.
ripenso a un bello spettacolo al Teatro Grassi, Elvira di Jouvet recitato dell'eccelso Toni Servillo, che esordisce, alla prima battuta con una verità eterna: quel che arriva facilmente non è mai bene.
il valore della fatica lo insegnano i padri, il padre da sempre ha questa funzione, indicare la via che, con sacrificio, porta al desiderio, alla sua realizzazione quindi alla felicità.
non c'è desiderio senza fatica, non c'è lavoro senza studio e dedìzione. il resto è destinato, rapidamente alla polvere di chi fa e di chi ne fruisce.
l'evaporazione del padre porta a questo, alla glorificazione mediatica del godimento senza limiti, migliaia di pagine web dedicate a foto di strada e gonnelline plissettate, tacchi e formule per nuovi cappellini, e il consenso delirante di milioni di utenti. quanta gente vedo perdersi dietro i soldi facili dei Corona o dell'ultima blogger che si inventa, tristemente, perfino scrittrice. quante ragazze ho sentito chiedermi dopo una lezione su psichiatria e psicoterapia qual è la via più rapida per arrivare alla professione, una professione che senza altra possibilità richiede moltissimi anni di applicazione. quanti ragazzi ascolto esaltati dall'idea di un successo a portata di mano che eviti levatacce, perdita di ore di sonno, frustrazioni e fallimenti, ma massacrati e ingannati, destinati a cibarsi si della negazione, ma quella definitiva e depressiva di non approdare a nulla.
immagine vuota, celebrazione fino a se stessa, fama come valore, non come progetto.
se non ci pensano più i padri, molto impegnati a fare come le madri e cambiare i pannolini e non perdersi una sola partita di calcio e accudire e diventare sempiterni amici di gioco perfino in competizione su playstation e ultimi modelli di i-pad, ci penserà uno stato di ferro a creare ostacoli, a porre i limiti, i confini, i perimetri e mettere difficoltà e dare valore al sacrificio.
ed ecco le valutazioni, quelle imposte ormai dallo stato, in svizzera e molte altre nazioni ti dicono quel che dovrai diventare dalla terza elementare, ti testano dalla nascita in poi. ecco i test per entrare alle università, la selezione che non è stata fatta dai padri la fa lo stato padrone, tu sei valido e tu no, ormai chi avrebbe voluto intraprendere una strada non la può più percorrere, forse il prossimo anno, chi lo sa.
non esiste libero desiderio, il desiderio è fatica.
non esiste strada facile
non esiste successo a buon mercato
non esiste soddisfazione continua, pulsione senza castrazione
non esiste progetto a basso costo e validazione mediatica universale
il web è luogo immondo, senza etica e senza legge, fa morti e feriti, fa illusi e mortificati.
attrezziamoci, il tempo di faticare non è finito, per nessuno.


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