bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

domenica 29 aprile 2018

cose belle (e tali) 3










Palazzo Isimbardi.
da capogiro, la meraviglia replicata all'infinito.

cose belle (o presunte tali) 2








Salone (fuori) del mobile.
Ferrante Aporti.
geniale, divertente.
sedie e tavoli compongono simpatici giganti.

cose belle (o presunte tali) 1





 








Salone (fuori) del mobile.
Teatro Gerolamo.
teatro strepitoso di recentissima restaurazione.
bella l'installazione. belli gli oggetti.
nessuno (cristalli Lasvit, repubblica ceca) crea selezione e barriere all'entrata, una vera meraviglia, la gente entra ed esce con buon senso, mentre il resto del fuori salone è un delirio insensato di regolamentazione, le code sarebbero evitabili, impera il gusto sadico di creare l'attesa come se aggiungesse valore alle cose, sono mobili luci disegni.
non opere d'arte.
il fuori salone è, a volte, francamente ridicolo.

giovedì 26 aprile 2018

all'ippodromo




































un'esperienza strabiliante?
la visita all'ippodromo del galoppo di Milano.
era la giornata di primavera del Fai, che diolabenedica.

Il complesso dell’Ippodromo SNAI San Siro è unico nel suo genere, sia per la vastità degli spazi che per la coesistenza di valori ambientali, architettonici e culturali. Dichiarato monumento di interesse nazionale nel 2004, rappresenta uno di più prestigiosi palcoscenici ippici a livello internazionale ed è attualmente al centro di un ambizioso progetto di rilancio da parte di Snaitech, società proprietaria dell’impianto. Inaugurato nell’aprile del 1920 su progetto dell’architetto Paolo Vietti Violi, il complesso è un autentico gioiello architettonico. Da settembre del 1999 la Tribuna Secondaria ospita l’imponente statua del Cavallo di Leonardo. Alta oltre 7 metri e del peso di circa 10 tonnellate, l’opera è una delle più grandi sculture equestri al mondo ed è stata realizzata in bronzo dall’artista statunitense Nina Akamu, che per il suo lavoro si è ispirata ai disegni originali di Leonardo da Vinci. L’ippodromo SNAI San Siro ospita al suo interno anche un prezioso parco botanico che offre diversi percorsi tematici di approfondimento e tra le 72 specie differenti registrate e cartellinate, conta anche alberi secolari e vere e proprie rarità.

e va bene. il bel Palazzo della Tribuna centrale è in stile liberty ed è bellissima con le sue enormi vetrate. l'architetto è il medesimo del palazzo delle Scintille a City Life, e quanto mi piace quel palazzo alla base delle svettanti torri del nuovo quartiere di Milano.
ma la parte di enorme interesse, soprattutto umano, è la Palazzina del Peso.

La Palazzina del Peso è il luogo più esclusivo degli spazi dell’Ippodromo SNAI San Siro: la sua denominazione deriva delle attività che storicamente si svolgono al suo interno quali le operazioni di pesatura di fantini e sella, prima di ogni corsa, e le aree ospitality quali la tribuna e i bar riservati ai proprietari dei purosangue, il roof terrace, la Hall of Fame, la sala fantini, la sala stampa, le aree riservate ai commissari e la segreteria dell’ippodromo. L’accesso alla Palazzina del Peso è riservato a proprietari, allenatori, fantini, ai giornalisti e fotografi accreditati, e agli ospiti invitati. Ricevere un invito che consente l’accesso alla Palazzina del Peso, o possedere una delle “card” oro che consente l’accesso permanente alle aree più esclusive del complesso monumentale dell’Ippodromo SNAI San Siro, significa essere ammessi nella parte più prestigiosa dell’intero ippodromo, che ha ospitato personaggi entrati nella storia gloriosa dell’ippica, dell’arte, della letteratura. Per rinnovare ogni volta la tradizione, in occasione delle corse più importanti viene aperto il cancello che consente di accedere alla Palazzina del Peso attraverso l’ingresso più prestigioso: la Scala Reale, che porta direttamente alla Tribuna Proprietari.

dopo aver visto in passerella cavalli e fantini, appollaiati sui cavalli, piccoli e striminziti, accorciati e ristretti, come ad occupare il minimo spazio possibile, sono entrata, grazie al Fai, in questo luogo così magicamente esclusivo.
come i tutti i luoghi misteriosamente esclusivi ciò che si esclude è di fatto, di minimo interesse.
si esclude ciò che l'escludente crede esclusivo a sostegno della sua ragion d'essere, ma questa esclusività è del tutto immaginaria, e ciò che esclude alla vista dei più può, per me, rimanere escluso per sempre, si tratta solo della volgarità del denaro.
le sale non sono così belle. un bar, tavoli e sedie, seppure in stile art nouveau, bancone e cassiera.
in queste esclusive sale pascolano creature umane, misere e codarde, manichini di Bardelli e Bulgari, molto rossetto e fard, molta lacca nei capelli, molto barbiere e profumazione spinta, odore di soldi e corruzione, vita noiosa e deteriorata, taxi e cocaina, denaro e sesso sottobanco. un paio di giovinastri rampanti, imbalsamati nei loro look all'avanguardia, risucchiati nell'estasi estetizzante, mi e ci guardano ridacchiando, convinti della loro supremazia che li farà vincitori, come i loro fragili e transitori fantini, nella vita. vicino ai veri ricchi, ovviamente, parvenu in odore di mafia, donne vestite da baldracche, cosce pesanti e sguardo catramato, l'esclusività non è estrazione nobile è solo commisurata allo spessore della mazzetta.
il mondo di cavalli e fantini è un girone dantesco di raggiri di soldi vorticosi, esaltazioni noradrenergiche e depressioni suicidarie, investimenti milionari e fallimenti miserevoli, un buco nero nell'universo.
avrei imbracciato un Kalashnikov e saltato fuopri dalla finestra come Ulrike Meinhof ma non è più tempo. anche io ho le mie esclusività immaginarie, e ingombranti, nella testa.
altra chicca: il peso dei fantini prima della gara, non un etto di più (eventualmente uno di meno). affianco alla pesa c'è la sala della sauna.
forse anche un salasso potrebbe servire, ma sono certa che avranno pensato a tutti i rimedi possibili, anche la martirizzazione vale la gloria dell'esclusività.

domenica 22 aprile 2018

Art week- ArtLine



giornata conclusiva della Art week
City Life
parco
nuove installazioni
saranno 20, ora sono 5
display- Daily Desiderio
Vedovelle e draghi
Filemone e Bauci
Hand and Foot for Milan
Cieli di Belloveso (stelle incastonate nella pavimentazione della piazza - opera ricostruisce il cielo stellato visibile a Milano nella primavera del 600 a.C., data intorno alla quale Tito Livio colloca la leggendaria fondazione di Milano da parte del principe Belloveso)
museo arte contemporanea a cielo aperto
passeggiata in compagnia anche di Filippo - Del Corno- e pure di Isgrò (mimetizzato tra la gente, uno come gli altri)
molti altri, tra cui io
io tra gli altri
milanesi
amo Milano
per sempre.




(l'artista con la sua opera)











domenica 15 aprile 2018

art week- YA BASTA HIJOS DE PUTA

art week, quante interessantissime mostre di arte contemporanea.
al Pac, Teresa Margolles: una mostra intensa.
YA BASTA HIJOS DE PUTA
frase trovata sul corpo decapitato di una donna a Tijuana: è il genere di messaggi - incisi o scritti sui cadaveri - utilizzati dai gruppi di narcotrafficanti per “marcare” il proprio territorio. lo sappiamo, lo abbiamo letto di recente sul giornale relativamente a un broker di Pavia ucciso in Messico a febbraio. "Questo mi è successo per essere un ladro".
si respira aria pesante, il Messico è aria pesante, è aria da incubo, un'aria irrespirabile di morte, ma la mostra di questa artista lo sa raccontare e far percepire senza enfasi. non ci sono foto di morti ammazzati, non ci sono squartamenti, non ci sono eccessi di spettacolarizzazione, ci sono metafore, ci sono prove indirette, ci sono nebbie di vapori inquietanti e gioielli di vetri rotti nelle sparatorie, ci sono camere con pannelli di foto segnaletiche che tremano come al passaggio di un treno, ci sono fili di sutura della camera mortuaria, ci sono foto di trans riprese su detriti di ex dancefloor di discoteche demolite in città, ci sono riviste messicane che coniugano sesso e morte, ci sono fogli imbevuti di liquidi corporei, c'è abbastanza direi, ma in un modo encomiabile e incisivo, un modo sconcertante e potente, un modo molto intelligente.
c'è la materia dei corpi, c'è l'osceno della scomposizione, c'è il corpo morto che scompare, la sottrazione alla vista, c'è lo sguardo sui corpi dei morti che non si vedono, ci sono gli strumenti delle sale della morte, i resti, gli scarti, i liquidi, c'è abbastanza per immaginare - è l'immaginario della morte che si insinua - e uscirne demoliti. la mostra c'è. è.























Il PAC di Milano presenta la personale di Teresa Margolles (Culiacán,1963), artista messicana che vive e lavora tra Città del Messico e Madrid. Con una particolare attitudine al crudo realismo, le sue opere testimoniano le complessità della società contemporanea, sgretolata da un’allarmante violenza che sta lacerando il mondo e soprattutto il Messico. Vincitrice del Prince Claus Award 2012, Teresa Margolles ha rappresentato il Messico nella 53° Biennale di Venezia nel 2009 e le sue opere sono state esposte in numerosi musei, istituzioni e fondazioni internazionali. Con uno stile minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, le 14 installazioni di Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell'ingiustizia sociale, dell'odio di genere, della marginalità e della corruzione generando una tensione costante tra orrore e bellezza.